Nel 1886, Jean Moréas pubblica il Manifesto del Simbolismo su Le Figaro. Il principio centrale è semplice e radicale: l’arte non deve descrivere il reale. Deve evocare l’inesprimibile. L’immagine, la parola, il suono sono segni — non di cose, ma di stati interiori che non possono essere detti direttamente.
Il Simbolismo viene spesso presentato come un movimento estetico — bello, ornamentale, un po’ decadente. È una lettura che ne svuota il contenuto.
Il Simbolismo era una posizione filosofica sulla natura della realtà e sulla capacità dell’arte di raggiungere ciò che il linguaggio ordinario non può raggiungere.
Simbolismo — Gustave Moreau e il sacro che non si spiega
Moreau dipinge storie mitologiche — Salomè, Edipo, Giove e Semele. Ma non le dipinge come illustrazioni. Le sue figure sono inondate di gioielli, simboli, dettagli accumulati fino al punto della saturazione. Non stai guardando una storia — stai guardando l’intensità di un’esperienza che non ha nome.
Huysmans — nel romanzo À rebours — fa descrivere a Des Esseintes una tela di Moreau in modo che è quasi un trattato: “Qui il pittore aveva voluto rimanere misterioso e vago, aveva sommerso la scena di oro e di simboli, di gioielli e di profumi quasi impalpabili, come se temesse che il pensiero troppo preciso avrebbe tolto qualcosa alla forza del sortilegio.”
Il “sortilegio” è la parola giusta. Moreau non vuole che tu capisca il dipinto — vuole che tu ne sia colpito, turbato, toccato in un modo che non riesci a spiegare.
Odilon Redon e il mondo degli occhi chiusi
Redon dipinge quello che non si vede. Occhi giganti che galleggiano nel vuoto. Aracnidi con visi umani. Fiori che hanno la luminosità di visioni. Il titolo di una sua serie grafica è esplicito: “Dans le rêve” — nel sogno.
Non è fantasia. È la rivendicazione che il mondo interiore — quello percepito con gli occhi chiusi, nei sogni, nelle allucinazioni — è altrettanto reale del mondo esterno, e altrettanto meritevole di rappresentazione artistica.
Redon non rappresenta il reale. Rappresenta la struttura dell’esperienza soggettiva — che è l’unica realtà a cui abbiamo accesso diretto.
Il Simbolismo come precursore
Il Simbolismo anticipa quasi tutto quello che viene dopo: il Surrealismo, l’espressionismo, l’astrazione. Ma anticipa anche certe domande della psicologia cognitiva moderna: la percezione è costruzione, non ricezione. Quello che vediamo è interpretazione, non dato.
I Simbolisti lo sapevano prima che la scienza cognitiva potesse dirlo con il linguaggio giusto. Lo dicevano dipingendo occhi che galleggiano e fiori che bruciano.
