Vittorio Tondi

Jason Bourne non ricorda — e il sistema lo sa

Jason Bourne — articolo di Vittorio Tondi

La prima frase del romanzo di Robert Ludlum è una delle più efficaci del thriller del Novecento: un uomo viene ripescato dal Mediterraneo con sei proiettili nel corpo e nessun documento. Non sa chi è. Non sa dove si trova. Non sa perché qualcuno voleva ucciderlo.

Quello che segue — The Bourne Identity, 1980 — è tecnicamente un thriller di spionaggio. Ma il motore narrativo non è lo spionaggio. È la domanda fondamentale: cosa rimane di una persona quando la memoria se ne va? Cosa rimane quando tutto quello che sai di te stesso sono le competenze — lingue, tecniche di combattimento, capacità di navigare in ambienti ostili — senza alcun contesto che le spieghi?

Bourne scopre che si chiama Jason Bourne. Poi scopre che Jason Bourne è un’identità costruita dai servizi segreti americani. Poi scopre che c’era un altro nome prima di Bourne. Ogni strato di identità rivelato nasconde un altro strato sotto. Non c’è un sé originale da recuperare — c’è solo la stratificazione.

Jason Bourne — Il corpo come archivio

Quello che Ludlum aveva intuito — e che le neuroscienze avrebbero confermato decenni dopo — è che la memoria non è un file che si può cancellare lasciando il resto intatto. La memoria è distribuita. È nel corpo, nei gesti, nelle reazioni automatiche. Bourne non sa chi è, ma sa come disarmare qualcuno in tre mosse. Sa nuotare in modo che nessun civile saprebbe nuotare. Sa ordinare in sette lingue.

Il corpo ricorda quello che la mente ha perso. È una forma di scissione — ma è anche una dimostrazione che l’identità non coincide con la memoria dichiarativa. Si può perdere il racconto di sé e conservare le competenze di sé. Si può non sapere chi si è stati e continuare a essere capaci di quello che si è imparato.

Questo ha conseguenze filosofiche che Ludlum non sviluppa esplicitamente — era un romanziere di genere, non un filosofo — ma che il romanzo porta con sé strutturalmente. Se il corpo è un archivio autonomo, allora l’identità non è solo narrazione. È anche abitudine, riflesso, muscle memory. La storia che raccontiamo di noi stessi è solo la superficie.

Il sistema che crea e distrugge

Il villain di The Bourne Identity non è una persona. È una struttura. Il programma Treadstone — il programma che ha creato Jason Bourne — è la CIA, o una parte di essa, che ha deciso che si possono costruire assassini efficienti cancellando la loro umanità e sostituendola con competenze operative.

Quando Bourne diventa un problema — quando inizia a ricordare, a dubitare, a sviluppare attaccamenti — il programma decide di eliminarlo. Non perché abbia fatto qualcosa di sbagliato. Perché è diventato imprevedibile. E l’imprevedibilità è il contrario di quello che un sistema vuole da uno strumento.

Ludlum scriveva questo nel 1980, nel pieno della Guerra Fredda, quando i programmi di controllo mentale della CIA (MKUltra, in primo luogo) erano appena stati resi pubblici dalle audizioni del Senato americano. Non era fantascienza. Era un’elaborazione di qualcosa che era successo davvero, in forme diverse ma con la stessa logica: il sistema costruisce strumenti, poi cerca di eliminare i propri errori.

Perché Bourne resiste

I film di Bourne — quelli con Matt Damon, diretti da Paul Greengrass — hanno reso il personaggio un’icona dell’azione paranoia post-11 settembre. La CIA che sorveglia, insegue, elimina i propri agenti diventati scomodi. La tecnologia come strumento di controllo totale. Il protagonista che scappa da un sistema che sa tutto di lui tranne quello che conta.

Ma il romanzo originale è più strano e più interessante dei film. Perché la questione non è solo politica — è esistenziale. Bourne non cerca di sconfiggere il sistema. Cerca di capire chi era prima che il sistema lo costruisse. E non lo trova mai davvero. Quello che trova è sufficiente per andare avanti — ma non è un’identità originale. È una costruzione nuova su fondamenta incerte.

È la condizione moderna raccontata attraverso il genere: non c’è un sé autentico da recuperare. C’è solo quello che si costruisce, sapendo che è una costruzione, cercando di renderla abbastanza solida da reggersi.

Il tema dell’identità cancellata dallo Stato torna in Jason Bourne e il diritto dello Stato di costruire persone.