Vittorio Tondi

Io ti troverò — Shane Stevens e la violenza come sistema

Shane Stevens — articolo di Vittorio Tondi

Shane Stevens è uno scrittore quasi sconosciuto anche negli Stati Uniti. Il suo romanzo più importante, By Reason of Insanity — tradotto in italiano come Io ti troverò — è uno di quei libri che qualcuno ha letto trent’anni fa e non ha ancora smesso di pensarci. Il tipo di libro che passa di mano in mano tra chi sa.

Pubblicato nel 1979, il libro segue Thomas Bishop, figlio di un serial killer, attraverso una fuga che è anche una discesa. Non è un thriller nel senso commerciale — è un’analisi strutturale della violenza americana. Bishop non è un mostro: è un prodotto. Ogni capitolo della sua storia è anche un capitolo della storia degli Stati Uniti.

Stevens conosceva i margini sociali americani. Lo si sente in ogni pagina di Io ti troverò: la scrittura non romanticizza niente. Non offre catarsi. Offre comprensione — e la comprensione, in questo caso, è più inquietante della condanna.

Shane Stevens — Il male come eredità

Il padre di Bishop è un violentatore condannato a morte. La madre è morta. Bishop cresce in istituti dove la violenza è la norma, dove il sistema che dovrebbe proteggerlo diventa il sistema che lo forma. Stevens non dice che la colpa è della società in senso astratto — mostra la catena specifica: questo evento ha prodotto questa risposta, questa risposta ha prodotto questa persona.

È la differenza tra la spiegazione e l’alibi. Stevens spiega senza assolvere. Bishop fa cose terribili — e quelle cose terribili hanno una storia. Avere una storia non le rende accettabili. Ma non averla le rende incomprensibili, e l’incomprensibilità è esattamente ciò che la società preferisce: è più comodo il mostro che il prodotto.

Jim Thompson aveva fatto qualcosa di simile nei suoi noir degli anni Cinquanta — mostrare la logica interna di chi fa il male, il modo in cui il male ha senso dal di dentro. Stevens eredita quella tradizione e la radicalizza: non è più la psicologia del singolo ma la struttura del sistema.

Perché è stato dimenticato

Stevens ha scritto romanzi di crimine tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, poi è scomparso dalla scena editoriale. Non ci sono interviste recenti accessibili. I suoi libri sono fuori catalogo quasi ovunque. È un’oscurità rara: non quella dell’autore di nicchia consapevole del proprio pubblico ristretto, ma quella di chi semplicemente non è rimasto in circolazione.

Una spiegazione possibile è che i suoi libri non si prestano alla fruizione consolatoria. Non c’è il detective che risolve il caso e ristabilisce l’ordine. Non c’è la giustizia che trionfa. C’è la realtà — intricata, sistemica, senza soluzione rapida. In un mercato editoriale che vende catarsi, Stevens vendeva comprensione.

Rileggere Io ti troverò oggi è come trovare un documento che descrive il presente con cinquant’anni di anticipo. Le strutture che Stevens analizzava — la produzione sistematica di violenza ai margini, la narrazione del mostro che assolve il sistema — sono ancora esattamente lì. Il libro non è invecchiato perché il problema che descrive non è invecchiato.

Shane Stevens ha scritto un romanzo poliziesco che non funziona come poliziesco. Non c’è giustizia alla fine, non c’è risoluzione che ripristini l’ordine. C’è solo la documentazione di come la violenza si riproduce in sistemi che non hanno interesse a interromperla. Io ti troverò è il tipo di libro che si legge e poi si posa con la sensazione di aver visto qualcosa che non si voleva vedere — ma che si doveva. Shane Stevens non offre consolazione. Offre chiarezza. E in questo caso, la chiarezza è più utile di qualunque altra cosa.

Shane Stevens merita di essere letto. Merita di essere ricordato.

La violenza come sistema narrativo torna anche in Jim Thompson e il narratore che mente anche a se stesso.